About

Roberto Abbadati, dopo una formazione professionale dai toni classici ed accademici, svela la sua vera identità artistica interpretando, con peculiare personalità, una propria cucina  dallo stile elegante e disimpegnato. Ne segue quindi un forte dinamismo che, appagandosi solo dall’irrequieto e continuo confronto con differenti culture straniere, rende questo chef testimone ed ordinatore atipico del contemporaneo linguaggio globale.

Roberto Abbadati, Chef

Foto by Luca Pedrotti

Alla fine del 2003, dopo aver maturato una discreta esperienza nel campo della ristorazione italiana ed internazionale (Francia, Svizzera, Arabia Saudita, Stati Uniti e Germania), sono rientrato in Italia per pubblicare il mio primo libro (Taste – Free Your Fantasy, 2004) dove ho voluto condensare e dimostrare la mia formazione professionale ed avviare l’attività di chef indipendente.

All’inizio, ho cominciato a lavorare perlopiù in case private per cene a domicilio poi, subito dopo, ho collaborato maggiormente con aziende di vario tipo e dimensione quali cantine vinicole (Ca’ del Bosco, Ca’ del Vent, Cavalleri…), aziende di design e arredamento (Comprex, Lago, Kahla Design…), e un discreto numero di eventi monografici per le aziende più svariate, come concessionarie d’automobili di lusso, atelier d’arredamento, boutique di moda etc. ed eventi fieristici (Terrazza Martini, Mido, Fuori Salone…). Con alcune aziende invece, ho instaurato un rapporto di consulenza professionale: sia per aziende nel campo della ristorazione (l’apertura di Villa Necchi a fine 2008), che per diverse realtà commerciali (CRAI supermercati, Corsica Ferries, Robilant Associati…). Inoltre, ho svolto docenze professionali presso differenti istituti internazionali (Istituto Culinario de Mexico) e nazionali (CastAlimenti a Brescia, Apicius a Firenze, èCucina a Verona, CuciniAmo a Desio e altri).

Quando possibile, organizzo o vengo coinvolto in eventi artistici, culturali e sociali dove, con creatività e professionalità, sia possibile arricchire il cibo valorizzando il suo potere comunicativo (Arezzo Wave, Olimpiadi Invernali Torino 2006, Società Umanitaria a Milano, Mi-Art…)

A partire dalla fine del 2006, necessitando di nuovi stimoli, ho cominciato a spostare parte del mio business all’estero dove, felicemente, continuo a riscontrare piacevoli, edificanti e gratificanti risultati, capaci di appagarmi in qualità di professionista che di essere umano.

In questi ultimi anni, ho svolto lavori in Francia, Svizzera, Spagna, Olanda, Inghilterra, Messico, Malesia e Madagascar.

Da un punto di vista generazionale e di contesto storico, sono un figlio della globalizzazione; ne consegue quindi una cucina di tipo Fusion dove, indicativamente, per il 60% siamo nell’ovest del Mediterraneo (Italia, Francia, Spagna e Maghreb) mentre, il restante 40% è rappresentato da influenze un po’ da tutto il mondo, in particolare: Giappone, Cina, Messico, Stati Uniti e Caraibi.

Ora, sempre in linea con la volontà e la necessità di esprimermi come professionista ed artista, m’impegno a collaborare con aziende e privati che in me vedono l’interprete ideale, necessario ad arricchire i loro brands ed esigenze commerciali, con il magico e travolgente potere comunicativo del cibo.

Negli ultimi anni, grazie al sodalizio professionale con alcuni barman e saltuarie collaborazioni con aziende di prodotti storici, come Tassoni e Cocchi, ho potuto rivolgere e mettere a disposizione la mia attenzione e creatività anche al mondo del bere miscelato di qualità, dando così un nome e una firma a questa mia attività di “food pairing” creando all’inizio del 2013 il format M.A.S. (Miscelazione, Alimentazione, Stupore) in collaborazione con il barman Mattia Merigo del cocktail bar VentiQuattro a Salò (BS).

Dopo l’esperienza del 2004 con Taste – Free Your Fantasy, ho realizzato altri progetti (sempre auto-prodotti e autofinanziati) di varia natura, quali: Monochromes (2006), Imager (2008) e De Mari Nostro – De Piscatus Re Coquinaria (2014)

Sogno e desiderio di ogni vero artista è che gli stimatori del suo lavoro trascendano l’opera d’arte in sé e, fondendosi con-e-in essa in empatia con lui, colgano il seme primordiale che l’ha generata.

Roberto

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